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CARATTERISTICHE PRINCIPALI DI UN VOLONTARIO |
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Attraverso tecniche di brain storming i partecipanti al corso di formazione hanno individuato 9 caratteristiche comuni ritenute importanti per essere un buon volontario che opera a contatto con persone con disabilità intellettiva. Le caratteristiche sono:
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Saper lavorare in gruppo (Saper rispettare i tempi e gli spazi di tutti nell’ottica della collaborazione – Collaborare attivamente nel gruppo per il raggiungimento dello stesso obiettivo senza imporre il proprio punto di vista o le proprie idee e sapendo ascoltare quelli altrui. Condividere obiettivi e finalità del progetto e delle attività presentate nell’ottica di una comune e unitaria collaborazione);
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Saper osservare (Essere in grado di osservare tutto quello che accade senza interferire o caricare di un’ eccessiva interpretazione personale quanto visto o sentito. Spogliarsi di teorizzazioni e “mettersi alla pari” di chi ci parla senza pregiudizi, preconcetti o sovrastrutture concettuali);
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Ascolto attivo (Essere in grado di ascoltare il nostro interlocutore senza interpretare anticipatoriamente ciò che dice o riferisce e prestando attenzione anche a ciò che non dice. Essere in sintonia attentiva con tutto quello che accade intorno. Prestare attenzione al fatto che sentire ed ascoltare sono due ‘momenti’ differenti e che uno esclude molto spesso l’altro. Sforzarsi di comprendere quanto detto cercando anche di entrare in sintonia con il vissuto altrui);
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Saper rispettare l’altro (Saper rispettare i tempi e gli spazi altrui senza imporre i propri. Capire i tempi e gli spazi degli altri senza tentare di esercitare alcun controllo involontario su di essi per accelerare pensieri o azioni che possono sembrarci troppo distanti dal nostro comune modo di fare);
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Saper comunicare (Essere chiaro ed efficace nel comunicare con l’altro senza usare costrutti linguistici troppo complessi e articolati. Usare frasi chiare e dirette ed evitare di parlare per astratto, e far sempre riferimento alla realtà concreta. Parlare lentamente ed in maniera chiara e se necessario, ripetere ciò che si è detto. Ascoltare ciò che ci viene detto in maniera attiva e attendere che il nostro interlocutore abbia finito di parlare, senza anticipare frasi o parole. Prestare attenzione anche alla comunicazione non verbale, ai gesti, alla mimica, alle espressioni facciali e a qualsiasi tentativo più o meno formale che viene fatto per comunicare);
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Essere empatici (Entrare in sintonia emotiva con l’altro senza che questo diventi il metodo elettivo di conoscenza altrui. Evitare che l’empatia porti ad un eccessivo coinvolgimento tale da farci perdere di vista il proprio ruolo e il proprio punto di vista. Essere partecipi e solidari a livello emotivo di quello che accade, senza avere la pretesa di cambiarlo o modificarlo a nostro piacimento o senza convincere l’altro del nostro punto di vista);
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Avere un ruolo chiaro (Sapere esattamente il ruolo che abbiamo all’interno del gruppo e delle attività, senza mischiare o confondere eccessivamente il proprio vissuto con quello altrui. Saper mettere dei confini chiari e netti quando necessario, evitando un coinvolgimento emotivo inefficace. Sapere esattamente dove ci si trova e per quale motivo ci si trova in quel contesto)
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Avere informazioni di base (Avere delle conoscenze minime sulla disabilità intellettiva o sul ritardo mentale a cui poter far riferimento nei momenti in cui il coinvolgimento emotivo e la relazione instaurata, diventando di più ampio respiro, non ci fanno più percepire la differenza fra ciò che è realmente e ciò che dovrebbe essere o ciò che invece non è);
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Essere un modello positivo (Fornire un modello chiaro e positivo di se stessi all’interno della relazione, ma mai falsato. Il rapporto deve essere basato sulla verità. Essere un modello positivo non significa essere o avere un modello preimpostato di per sé, ma crescere continuamente in relazione alle esperienze fatte, percepite e percepibili e mettersi spesso in discussione nei confronti di se stessi).
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